L’insostenibile bruttezza della pizza

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Qualche giorno fa sono incappato nel sito di una catena di pizzerie americana.

Quest0  http://www.pizzicatopizza.com/.

A giudicare dal sito, la pizza ha tanti di quei condimenti a caso che assomiglia più ad una raccolta differenziata dell’umido, con tutto il rispetto. E la qualità grafica dell’identità visiva è più o meno in linea. Sciatta e trasandata, allegramente triste. Però… C’è un però. Quello della pizza è un mondo difficile. Almeno dal punto di vista della grafica e dell’identità visiva. La qualità dei visual che si incontrano in Italia, e dico l’Italia patria dell’arte, e della pizza, è questa:

 

Un tripudio di luci al neon, Pulcinella, Vesuvi, Golfi di “Napule” in tecnicolor, forni a legna in mattoncini più vecchi che antichi, il tutto rigorosamente con i colori della bandiera italiana. E questa è spesso l’immagine dell’Italia che esportiamo nel mondo, dato che la pizza è il nostro vero ambasciatore.

Poi c’è un oggetto che entra in tutte le case e con il quale tutti noi abbiamo fatto i conti, ed è sempre, invariabilmente, così:

 

Ovviamte esistono anche i casi estremi, da veri fuoriclasse del Pizza Kitsch:

 

E qui vengo al dunque. Il cartone della pizza da asporto è una grande occasione sprecata. Si tratta di una superficie ampia e uniforme realizzata in cartone, il materiale d’elezione per la stampa. È un oggetto a perdere, quindi ripetibile all’infinito, perfetto per interpretare un’immagine pop, tanto per scomodare Andy Warrol. Inoltre contiene la pizza, che oltre ad essere una specialità alimentare, è la sintesi stessa di una nazione e di una cultura, un simbolo, un linguaggio universale, un’icona pop. Insomma un mix di potenzialità espressive e ricchezza di contenuti che dovrebbe raccogliere il meglio della creatività e del talento espressivo. Anzi i creativi di tutto il mondo dovrebbero smetterla di pubblicizzare automobili e detersivi, e pensare solo alla pizza. Invece, per uno strano caso del destino, la situazione “iconografica” della pizza è quella che abbiamo visto. Con buona pace del buon gusto, almeno quello estetico.

E qui torniamo alla nostra catena americana. Nonostante la dubbia qualità della loro identità visiva, da fast food americano di serie C, hanno però progettato e realizzato una linea di cartoni per la pizza che nel panorama del settore appena visto, è un piccolo capolavoro. Cartoni di colori pieni e saturi, tutti diversi fra loro, con il logo grande che spicca dal fondo e un lettering magari non modernissimo, ma neanche arcaico come capita di vedere spesso. E allora onore al merito, finalmente un uso consapevole di uno strumento di comunicazione pop, che fa appello al colore, alla varietà e alla non omologazione e ottiene l’effetto di rendere contemporaneo un oggetto che altrimenti è relegato nel limbo senza tempo del cattivo gusto.

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